a cura di Etrusca Centenero
La teoria del caos suggerisce che non si possono sempre prevedere gli effetti a lungo termine delle nostre creazioni e che è quindi meglio essere aperti e flessibili. Così come la natura sopravvive grazie alla biodiversità, Ë fondamentale avere una varietà di idee e di approcci.
Ebbene, è possibile che a questo punto qualcuno si domandi in che modo, nella pratica, sono stati utilizzati tali principi.
I sistemi biologici
Fino a 20 anni fa gli specialisti dei diversi settori erano convinti che i sistemi biologici potessero avere una sola soluzione: tendere verso uno stato di equilibrio e, di conseguenza, la presenza di fluttuazioni disordinate, imprevedibili, caotiche veniva attribuita a cause esterne o patologiche, eccezionali, normalmente assenti; in medicina, ad esempio, si ipotizzavano errori nella recessione del numero di casi di una malattia, crisi epilettiche, aritmie cardiache, e così via. Da circa 20 anni si è cominciato a pensare che queste variazioni "caotiche" possono essere inerenti ai sistemi, ovvero contenute nei modelli teorici deterministici che descrivono l'evoluzione dei sistemi stessi. Questo nuovo modo di pensare ha portato a risultati insospettati.
Secondo esperti della Harvard Medical School, il caos procura al corpo umano una flessibilità che gli permette di rispondere a stimoli diversi. Si considerino ad esempio le proprietà elettrofisiologiche del cuore. Come è noto, la funzione fisiologica del cuore è di pompare sangue in tutto il corpo. Perché questo accada un'eccitazione elettrica, che origina in zone specializzate del muscolo cardiaco, si diffonde in tutto il miocardio attivando così la contrazione muscolare. Nel campo della fisiologia cardiaca recentemente è stato introdotto l'impiego di tecniche di analisi spettrale ed è solo da un decennio che la dinamica non lineare e la teoria del caos sono state riconosciute come estremamente promettenti e impiegate in studi cardiologici.
Insomma ci si avvale degli strumenti delle scienze fisico-matematiche, talché sembra prendere più corpo l'ipotesi che è il normale ritmo cardiaco ad essere caotico e non la fibrillazione!
Questa affermazione prende lo spunto teorico dal fatto che il sistema di generazione del ritmo cardiaco è formato da un oscillatore periodico controllato da una molteplicità di meccanismi non lineari (ormoni, sistema simpatico e parasimpatico...).
Si è confrontato per esempio lo spettro di frequenza di un elettrocardiogramma di soggetti normali e di soggetti malati di cuore. Si è osservato che gli ECG dei primi presentano delle irregolarità su scale che vanno da qualche secondo a qualche giorno, mentre quello dei pazienti presenta uno spettro molto più piatto. Per esempio, si è osservato che alcune persone molto malate hanno dei battiti molto regolari prima di morire.
Infatti il ritmo cardiaco si deve adeguare all'attività dell'organismo (respirazione, attività mentale, ecc.). Questo aggiustamento produce un ritmo irregolare.
In alcune malattie il cuore perde la capacità di adattarsi all'attività dell'organismo e perciò presenta un ritmo estremamente periodico.
Un'importante lezione che dobbiamo trarre da questa rivoluzione scientifica è che leggi semplici non portano necessariamente a comportamenti semplici.
Nelle relazioni umane:
Uno schema di sistemi non-lineari, ad esempio può essere rappresentato nel modo in cui una donna può impegnarsi in una serie di disastrose relazioni con uomini simili, oppure nel modo in cui un uomo sembra sempre entrare in conflitto con figure autorevoli.
Questo non vuol dire che il comportamento sia causalmente determinato, ma che il modo in cui la personalità si è strutturata in sistema aperto nel contesto di una più vasta società conduce ad una serie di schemi ricorrenti.
L'attività cerebrale
Si sono compiuti esperimenti registrando l'attività cerebrale di soggetti umani mentre affrontano determinati problemi. E' stato scoperto che questa complessività si modifica in funzione dell'attività cognitiva e che le forme più complesse degli EEG corrispondono agli stati mentali di maggior stato di allerta.
Lo studio del caos come modello di previsione
Osserviamo inoltre che, se da un lato è vero che sovente non siamo in grado di predire l'evoluzione di un determinato fenomeno, dall'altro lo studio del caos ci consente di conoscere in quali condizioni il sistema si comporterà in un dato modo.
IN SINTESI
- I sistemi della fisica possono funzionare da metafora per il comportamento e la coscienza umani.
- Le somiglianze divengono più importanti delle differenze.
- E' quindi meglio essere aperti e flessibili. Così come la natura sopravvive grazie alla biodiversità, infatti quando si chiude una via, la natura ha molte altre strade tra cui scegliere. Ricordandoci che è fondamentale avere una varietà di idee e di approcci.
- E' falso pensare che i sistemi biologici tendono verso uno stato di equilibrio e la presenza di fluttuazioni disordinate, imprevedibili, caotiche è da attribuirsi a cause esterne o patologiche, eccezionali.
- Da circa 20 anni si è cominciato a pensare che queste variazioni "caotiche" possono essere inerenti ai sistemi, introducendo una nuovo modo di pensare ed osservare i fenomeni.
- Il caos è più fondamentale dell'ordine. E' la situazione più comune in Natura, mentre l'ordine è relativamente raro e può essere facilmente distrutto dalla più piccola perturbazione.
- Perciò la Natura sceglie di combattere il caos con il caos, generando una moltitudine di forme di vita attraverso le mutazioni casuali.
- Il Caos e le catastrofi descrivono CAMBIAMENTI e PASSAGGI DI STATO BRUSCHI tra situazioni di stabilità strutturale.
- Lo studio del caos ci consente di conoscere in quali condizioni il sistema si comporterà in un dato modo.
- Queste informazioni sono spesso molto più importanti che non la conoscenza esatta della evoluzione futura del sistema. Infatti è sui parametri esterni di un sistema che eventualmente noi possiamo agire ed è importante sapere, ad esempio, come dobbiamo regolare questi parametri per evitare l'insorgere del caos.
La teoria delle catastrofi
Si giunge a descrivere una serie di catastrofi, via via più complesse la cui caratteristica è l'aumentare del numero delle variabili osservate per illustrare i processi naturali di cambiamento.
Proviamo a fare un esempio pertinente alla psicologia:
Un tipico esempio ci viene sulla percezione delle "figure ambigue" in cui è possibile l'emergenza di una figura sullo sfondo od il suo opposto.

Un altro esempio concerne le ricerca di processo e di esito in psicoterapia dove si cerca di identificare le tematiche ricorrenti e ripetitive espresse nelle narrazioni effettuate in seduta. Uno degli obiettivi è quello di scoprire come e quando il soggetto transita, effettua degli shift da una condizione all'altra. Per dirle con le parole di Thom come e dove rileviamo un brusco mutamento, una catastrofe.
Nello specifico come un paziente narri di passare da un ipotetico stato in cui ricerca accudimento e accettazione da una figura desiderata ad un altro stato in cui si senta giudicato, triste e con una sensazione di scarso padroneggiamento della situazione.
Oppure come i pazienti presentino per un certo numero di sedute temi caratterizzati da un basso tono emozionale (senza o con pochissime emozioni) ed un alto livello di astrazione. Questa fase improvvisamente cambia e si riscontrano esperienze emozionali; c'è stato un mutamento, uno shift.
Il modello delle catastrofi è stato utilizzato anche per illustrare i disturbi alimentari, nella fattispecie l'anoressia.
La "catastrofe dipende da più fattori di controllo descrivendo l'insieme dei salti catastrofici, passaggi regolari o repentini fra stessi stati, iniziale e finale. Nello specifico si può osservare nel ciclo dell'anoressia come a seguire sia del digiunare che del purgarsi si verifichi un fenomeno di instabilità, la "catastrofe del lasciarsi andare" la cui conseguenza è una condotta di ingordigia sia nella prima che nella seconda fase ed il riproporsi del ciclo: "digiuno - catastrofe - ingordigia" seguita da altra catastrofe "assunzione di purganti - ingordigia" e via dicendo a causa dell'operare di uno o più bias (Bias: distorsioni sistematiche o pregiudizi; ad es. il "bias della conferma" ovvero la tendenza a cercare dati a favore di un ipotesi piuttosto che contro).
Si ipotizza, in ottica sistemica , che il disturbo alimentare sia sostenuto da un problema di definizione della relazione e sembra che i pazienti siano intrappolati in circuiti di autoconferma dei propri modelli di condotta . La terapia funzionerebbe come una perturbazione del sistema, producendo un'alterazione del sistema bloccato.
Tenteremo ora di illustrare e spiegare le rappresentazioni del disturbo dell'anoressia rappresentato con la teoria delle catastrofi.
1) Più variabili sono considerate contemporaneamente.
Esse sono:
il comportamento
la normalità
l'anormalità
la fame
sazietà
nutrizione - assunzione di cibo
digiuno
ingordigia
purgarsi
2) Tutte le variabili che saranno prese in considerazione sono da considerarsi come polarità dicotomiche espresse su un continuum.
3) Il fenomeno di instabilità ,ossia il brusco cambiamento, è rappresentato da una freccia che indica il passaggio da un punto all'altro, più o meno distante, della curva.
4) Sul piano vengono ri-rappresentate geometricamente le pieghe della catastrofe (ovvero dei fenomeni di instabilità)
Descrizione del modello:
1 - Nella prima figura possiamo osservare le tre possibili condotte di comportamento.
2 - Nella seconda che cosa avviene nella prima fase dell'anoressia rispetto ad un soggetto normale.
3 - Nella terza figura viene descritta la seconda fase in cui la perdita di autocontrollo innesca un circuito ricorsivo.
4 - Uno zoom sulla curva dell'esempio 3 con lo sviluppo del passaggio dalla fase 1 alla 2 affinché si possa osservare al meglio lo sbalzo tra uno e l'altro
Condotte normali e patologiche - Figura1
Nella prima figura possiamo osservare tre possibili condotte di comportamento.
Figura1

Figura 2 - Fase 1 nell'anoressia
La Teoria delle catastrofi ci permette di illustrare la figura 2 sottostante come segue. L'asse indicato con a: indica la fame. Immaginiamo che ci si possa spostare con un cursore su di esso da sx verso dx.

Sul piano vengono ri-rappresentate geometricamente le pieghe della catastrofe (ossia dei fenomeni di instabilità) con la linee tratteggiate in verticale
Figura 3 - Seconda fase anoressia
La perdita di autocontrollo oscilla causando nell'anoressico il salto nel ciclo catastrofico di isteresi di alternanza tra ingordigia e purgarsi. Osserviamo il movimento circolare indicato dalle frecce e come questo sia in relazione con la fame.

Figura 4
In questa figura possiamo osservare come progressivamente, in sinergia con il peggioramento, l'ampiezza del salto aumenti. Nella prima fase del ciclo anoressico la curva passa per il digiuno ed il salto verso l'ingordigia è assai ridotto ( c < 0 ).

Conclusioni
Come già detto questo modello non ha pretese di esaustività, tuttavia presenta una serie di pregi e difetti che possono essere riassunti come segue.
Difetti:
- La difficoltà nel loro utilizzo e che essi sono a più di tre dimensioni e che pertanto è difficile considerarli per coloro che non avendo una funzione matematica stentano ad immaginarseli.
- Prevedono un numero limitato di variabili in esame.
Questi modelli, che possono prendono in considerazione un numero limitato di fattori mostrano una certa ingenuità agli occhi degli specialisti.
Pregi:
- Le catastrofi descrivono CAMBIAMENTI e PASSAGGI DI STATO BRUSCHI tra situazioni di stabilità strutturale.
- A scopo descrittivi questi modelli favoriscono l'immagineria scientifica;
- Offrono una descrizione sintetica di modificazione di stati (affettivi, cognitivi).
- Consentono di illustrare la flessibilità dei processi oggetto di studio.
- Aggiungono una nuova dimensione alla valutazione degli schemi di condotta.
- Sono utilizzabili come modelli predittivi, perciò utili per la clinica.